lunedì 29 agosto 2016

Festina Summer Sunset III

La Rificolona by Festina Lente
In collaborazione con Piazzart

7 settembre alla Spiaggetta di San Niccolò -  EasyLiving



Lorenzo il Magnifico direbbe Chi vuol essere lieto, sia. Di doman non c'è certezza. In Giappone esiste un concetto definito Mono no aware, il pathos delle cose che provoca una sensazione struggente difronte alla bellezza di un attimo fugace. 
Anche quest'anno il 7 settembre noi portiamo le lanterne, voi ci mettete i vostri desideri. La sfida è di nuovo quella di realizzare sull'Arno un rituale collettivo che attualizzi la festa fiorentina della Rificolona. 
Lo schema del rituale è semplice. Ci sono lanterne con una candela al centro, come quelle della tradizione fiorentina. Queste però hanno le pareti bianche e sono pronte ad essere scritte e disegnate per rappresentare sogni e preghiere di grandi e bambini.
Quest'anno alcune lanterne saranno dedicate a portare un pensiero a chi ha perso tutto durante il terremoto. Ci sarà un punto informativo della Protezione Civile e i riferimenti per effettuare una donazione. 
Dopo un momento creativo un gommone messo a disposizione dalla società Rafting porterà i partecipanti al centro del fiume per liberare le lanterne nella corrente. L'emozione di un punto di vista tanto vicino quanto straordinario è pronta a ripetersi.
Ecco i dettagli per prenotarsi e partecipare:

IL VARO DELLE LANTERNE GALLEGGIANTI
cento luci, cento pensieri affidati all'acqua ed alla corrente del fiume
> punto di partecipazione: spiaggia di San Niccolò
> orario: 19-21. il sole tramonta alle 19:40
> cosa portare: un fiammifero, pennarelli. lanterne di carta e candele sono messe a disposizione dall'organizzazione.

Clicca qui per prenotare le lanterne, una per famiglia o gruppo di amici. Una volta esaurite le lanterne a disposizione, sarà possibile partecipare dalle 19:00 alla decorazione di quelle collettive. L'evento è gratuito ed è possibile portare le proprie lanterne da casa.

Prendi visione delle edizioni precedenti:

venerdì 19 agosto 2016

Festina in Bosnia-He: incoscienza e conquista


Mi ha riaccompagnato alla pensione nell'attimo preciso in cui il Muezzin dall'altro lato del fiume ha iniziato a cantare. Ha annunciato la preghiera dell'alba ed io, tutt'altro che coperta da capo a piedi e polverosa di detriti e di vita, mi sono trovata assolutamente pronta per pregare.

Un paio di ore prima stavamo camminando lungo il Bulevar ed ho iniziato a fare le mie cento domande su edifici e storie. Qua e là tra palazzine abitate e ristrutturate intravedevo edifici in rovina, con ferite vecchie vent'anni e pietre nude barricate alla buona con travi ed oblio. "Noi ci entriamo in questi edifici. Più avanti ce n'è uno alto diversi piani, all'interno è pieno di vetri rotti e rifiuti. Ma facendo attenzione puoi salire fino in cima, c'è un punto in cui ti puoi sedere con le spalle contro una recinzione. Puoi stare lì e pensare".

Abbiamo continuato a camminare pigramente, una serie di graffiti ha prodotto altre domande. "Cosa c'è scritto qui? Cosa vuol dire sloboda?" "Vuol dire libertà". D'un tratto nel buio di una strada laterale ci siamo fermati alle spalle di un muro di due metri. A quel punto è stato lui a chiedere a me: "Allora vuoi che andiamo?" Ho messo insieme i pezzi in tre secondi ed ho detto di sì. Lui mi ha spinto sul bordo di quel muro, è salito e risceso dall'altra parte e mi ha aiutato ad entrare. Una pietra di qua e una corrispondente di là aiutano gli intrusi a fare quello che stavamo facendo noi. Introdursi nella enorme carcassa di una vecchia banca, data all'odio e alle fiamme, adesso ai vandali ed ai poeti.

Abbiamo esplorato il piano terra. Mi aveva avvertito, il pavimento di cemento vivo è zeppo di ferri piegati e bottigliacce sparse. Sinceramente, non so bene che altro. La mia vista è totalmente assetata di disegni e simboli, li cerco nelle pareti, li tocco e me li metto dentro, in assenza di macchina forografica o altri ausilii di memoria. Il telefono lo stiamo usando per illuminare dove mettere i piedi.
L'edificio è un parallelepipedo con una base stretta e lunga. Una scala solida ma esposta alle raffiche di vento per l'assenza della parete laterale sale di piano in piano. Con l'altezza aumenta la potenza del vento e si conquista un panorama di luci e movimenti sulla città.



All'ottavo piano, la scala si interrompe. Una scaletta verticale in metallo ci separa dalla conquista del tetto. Lui di nuovo "Vuoi che andiamo?" e prima di riflettere, mi trovo con le mani su un piolo ed i piedi che seguono, incredibilmente stabile nel mio intimo vacillare. Una pioggia lieve e una nuvola appiccicosa coprono il cielo. Essere sul tetto è come volare, si vede tutto e si vede lontano. Tra vetri rotti prendiamo posto accanto alla recinzione. Dico "thank you" a quell'angelo di demone che mi ha portato fin lì.

Se ci volete andare, trovate il palazzo difronte al Gymnasium. Non andateci soli, se potete. Solo dopo, facendo delle ricerche, ho letto che era la torre da cui l'esercito croato prendeva di mira il popolo bosniaco sopra Spanski trg. Proprio lo scheletro di quella vecchia banca era stato la torre dei cecchini. Adesso ci si portano i turisti a fare scatti, ci si va a scrivere, drogarsi e scopare.  Quando qualcosa e qualcuno di nudo si rivela a te così improvviso, è tangibile l'illusione di aver affondato una mano sotto il velo della superficie. Per questo Allah ti rendo grazie.